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Il Console Generale Kyle Scott parla durante la conviviale del Rotary Club

Il Console Generale Kyle Scott parla durante la conviviale del Rotary Club

CG Scott alla conviviale del Rotary Club

Milano, 15 marzo 2012
Remarks alla Conviviale del Rotary Club
Rotary Club Milano San Siro, Milano

Prima di tutto desidero ringraziare il presidente del Rotary Club di Milano San Siro, il dott. Michele Milani, per l'invito a partecipare alla conviviale di questa sera e per avere riunito i membri di vari Rotary Club locali per l’occasione. Un saluto particolare va all’Ingegner Alberto Re, presidente del Rotary Club di Milano Duomo, al dott. Giovanni Bianco, presidente del Rotary Club di Milano Fiera, e ai rappresentanti del Rotaract.

I Rotary Club si basano sull'idea del  “servizio per la comunità prima che per se stessi”.  Fondati quasi 100 anni fa, i Rotary Club si sono diffusi nel mondo adottando l'approccio del loro fondatore americano, Arch Klumph, per la creazione di un gruppo dedicato a "fare del bene nel mondo".  Voglio congratularmi con tutti voi per il vostro impegno e per questo approccio essenzialmente ottimistico alla vita, al servizio al prossimo e alla capacità degli individui di lavorare insieme per aiutare gli altri.

É un peccato che oggi troppo spesso ci si senta in un mondo dove il pessimismo ha la meglio sull’approccio più ottimistico che caratterizza il Rotary International. Sono in Italia come Console Generale degli Stati Uniti a Milano da poco più di sei mesi. In questo periodo ho constatato la forza del rapporto tra gli Stati Uniti e l’Italia e l'importante ruolo che il nord Italia svolge nei legami economici, scientifici, strategici e culturali che esistono tra i due alleati.

In questo periodo, però , gli argomenti predominanti nei titoli dei giornali sono stati la crisi economica in Italia e in tutta l'Europa e i passi da compiere per ritornare ad una maggiore crescita economica e alla prosperità. Il pessimismo ha dominato questo processo e finanzieri e mercati hanno scommesso contro l’Italia e portato questo paese all’orlo di una crisi economica.  Eppure tutti sappiamo che l'Italia è più forte del paese descritto dai pessimisti, gli analisti di mercato e le agenzie di valutazione.

Come l’Italia, anche il mio paese sta affrontando un crescente pessimismo. Spesso si leggono analisi in articoli di giornale e riviste accademiche che affermano che il “Secolo Americano” e’ giunto al termine. Sostengono che il centro di gravità globale si stia spostando dagli Stati Uniti e l’Alleanza Transatlantica verso l’Asia e i nuovi mercati emergenti. I pessimisti dicono
che gli Stati Unti si sono logorati. Affermano che abbiamo smarrito la strada e ci siamo allontanati dai valori che hanno reso forte la nostra nazione. Adducono la crisi economica iniziata nel 2008, il nostro deficit federale, l’empasse politico ed una politica estera in cui l’America non può più agire unilateralmente a prova che gli Stati Uniti hanno iniziato un inevitabile declino e che saranno poi citati nei libri di storia come altre passate potenze globali quali l’Impero Romano o quello Britannico.

Hanno ragione i pessimisti? Non posso accettarlo. Come i membri del Rotary Club intorno al mondo, rimango un ottimista riguardo al  mio paese e riguardo alla capacità della gente di organizzarsi per affrontare le sfide che si presentano nel mondo. Su questo vorrei focalizzarmi questa sera.

Prima di tutto, però, riconosco che alcune critiche nei confronti del mio paese sono fondate.  La crisi economica iniziata nel 2008 è stata in gran parte il risultato di insufficiente supervisione e di investimenti rischiosi di istituzioni finanziarie americane e di investitori privati che si sono basati sulla convinzione di una continua crescita del mercato immobiliare. Mentre il mio paese ha preso immediati provvedimenti per sostenere le nostre istituzioni e le ditte primarie e impedire il fallimento di tutta la nostra struttura  economica, le conseguenze dei fallimenti iniziali si sentono ancora oggi nel mio paese. Questo ha avuto chiare  conseguenze non solo per gli Americani, ma anche in altri paesi del mondo.

Ciò che mi preoccupa nel dibattito dei nostri giorni è la facilità con cui si traggono conclusioni drastiche sul declino dell’America basate su quelli che sono, onestamente, pochi anni cattivi per la nostra economia. Coloro che dichiarano che l’America è in declino fraintendono il mio paese, fraintendono lo spirito della nostra nazione e fraintendono la nostra storia.

Esaminiamo ora alcune questioni in profondità. L’elemento chiave nelle affermazioni dei pessimisti è che l’economia americana stia dimostrando “l’inizio della fine” – uno scivolone verso il secondo livello, mentre economie nuove e più dinamiche ci sostituiscono.  Non credo che i fatti confermino questa tendenza.

Infatti, le previsioni di un declino americano sono ricorrenti, di solito durante un periodo di recessione economica. Tuttavia  il mio paese ha fatto fronte a flessioni economiche anche in passato e ci siamo sempre ripresi. L’abbiamo fatto dopo la crisi del 1890. L’abbiamo fatto dopo la Grande Depressione degli anni Trenta. E l’abbiamo fatto dopo la recessione degli anni Settanta.  Durante gli anni settanta infatti è nato un dibattito, simile a quello che sentiamo dai pessimisti di oggi, in cui si diceva che l’America era in declino di fronte al  “miracolo giapponese” e l’ascesa delle “Tigri Asiatiche”. E tuttavia l’America si e’ risollevata ed e’ diventata ancora più forte negli anni ottanta e oltre.

Infatti, se esaminiamo il tutto in una prospettiva storica , come ha notato di recente lo storico Robert Kagan, la percentuale degli Stati Uniti nell’economia mondiale è rimasta quasi invariata negli ultimi 40 anni. Nel 1969, il nostro PIL (Prodotto Interno Lordo)  era un quarto di quello mondiale, e ancora oggi è così.

È vero che nuove nazioni stanno emergendo e stanno crescendo rapidamente. La Cina in particolare sta crescendo ad un tasso impressionante e alcuni prevedono che se la sua crescita attuale rimane invariata per altre due decenni, la Cina supererà gli Stati Uniti come potenza numero uno al mondo. Ma non è solo la Cina a crescere in modo esponenziale. Ci sono altri mercati emergenti come Brasile, India, Sud Africa e Turchia. La Russia, sostenuta dagli alti prezzi delle fonti energetiche in tutto il mondo, sta registrando una crescita significativa.

È questa una minaccia al ruolo dell’America nel mondo? Non credo. Nuova crescita significa nuovi mercati anche per l’America. Se proprio, la regione al mondo che sta perdendo in questo periodo di cambiamenti economici globali è l’Europa, e non gli Stati Uniti. La verità sui cambiamenti economici sta non nel declino dell’America, ma in un lento spostamento dall’Atlantico verso il Pacifico. Ma il mio paese è una potenza sia Atlantica che Pacifica, e ho fiducia nella nostra capacità di poter competere in entrambe le direzioni  simultaneamente.

E una continua ascesa della Cina e degli altri mercati emergenti non e’ inevitabile. La rapida crescita di queste economie porta con sé dei problemi.  Come possono soddisfare le crescenti richieste delle loro classi medie in aumento? Come riescono a gestire i problemi ambientali che derivano dalla rapida industrializzazione?  Come soddisfano le richieste di maggiore energia, come mantengono una coesione interna e come rispondono alle pressioni politiche che nascono quando la divisione tra le classi sociali diventa più evidente? Credo sia troppo presto per dichiarare una ondata di nuovi leader mondiali e certamente troppo presto per depennare l’America.

La nostra economia ha dato prova di grande capacità di ripresa in passato. La reazione alla crisi del 2008 ha dimostrato che il nostro sistema politico è in grado di reagire quando è necessario. Senza dubbio dobbiamo compiere maggiori sforzi per ridurre il nostro deficit e stimolare la crescita economica, ma gli indicatori degli ultimi mesi danno segni di ripresa. Abbiamo creato oltre seicentomila (600,000) nuovi posti di lavoro soltanto negli ultimi tre mesi e sia la fiducia dei consumatori che le loro spese sono di nuovo in crescita. Sono convinto che la spinta in avanti degli Stati Uniti non solo riuscirà a smuovere la nostra economia ma sarà d’aiuto all’economia globale e a quella europea.

Da parte mia, continuo ad avere fiducia nello spirito d’iniziativa tipico del popolo americano, in quell’atteggiamento “tutto è possibile” che è stato l’emblema dei successi dell’America. I problemi economici degli ultimi quattro anni non sono la fine del mondo. Sono solo una pausa in un percorso di largo respiro. La storia di Detroit e dell’industria automobilistica americana ne sono un esempio. La città di Detroit era stata colpita duramente dalla crisi finanziaria e aveva perso quasi tutto.  Grazie allo spirito di collaborazione e agli sforzi congiunti di governo, sindacati e produttori l’industria automobilistica americana, si è data un nuovo assetto, è tornata a crescere e ha restituito al governo – e con gli interessi - i prestiti. Altre città e altre regioni degli Stati Uniti stanno seguendo l’esempio di Detroit. La nostra economia mostra di essere di nuovo forte e, con il ritorno della fiducia, è legittimo aspettarsi in futuro un ulteriore aumento della crescita.

E dunque, a che punto sono le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa in un momento in cui l’Unione Europea sta fronteggiando la propria crisi economica, causata da alti debiti sovrani e scarsa fiducia degli investitori? E, questione ancora più importante, a che punto sono le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Italia?
Vorrei dire innanzitutto che gli Stati Uniti credono nell’Europa. Crediamo nell’integrazione Europea e nella forza della nostra partnership con l’Europa. E siamo convinti che la finanza europea abbia la forza per superare questa sfida.

Le fortune economiche dei nostri due paesi sono legate tra loro. L’Europa resta il nostro partner più importante, il numero uno, nelle transazioni commerciali, e questo a dispetto della crescita della Cina e dell’Asia. Le relazioni con l’Europa  sono essenziali nel processo di creazioni di posti di lavoro e benessere negli Stati Uniti. Ci impegniamo a fare la nostra parte per dare supporto ai nostri amici europei mentre compiono ogni sforzo per risolvere questa crisi.

A questo proposito, consentitemi di dedicare particolare attenzione alla situazione italiana. Il governo Monti sta compiendo passi significativi per restituire fiducia agli investitori, per rendere più moderna l’economia italiana, ridurre il deficit e riportare la nazione nell’alveo della crescita economica. L’Italia è diventata in Europa l’alleato più affidabile degli Stati Uniti e siamo convinti che la nostra partnership possa influire sul modo in cui verranno affrontate le numerose sfide economiche e di sicurezza che ci troviamo a fronteggiare insieme.

Se dovessi riassumere il mio messaggio di questa sera, direi:

  • Non credete a quello che dicono gli esperti e le agenzie di rating.
  • L’America ha capacità di resistenza e troveremo un modo di andare avanti.
  • In questo nostro approccio abbiamo bisogno dei nostri amici e alleati europei.
  • L’Italia gode di grande fiducia ed è in una posizione speciale.
  • Al Consolato degli Stati Uniti di Milano siamo pronti a collaborare con leader in campo economico, sociale e politico per far avanzare la cooperazione tra i nostri due paesi e siamo fermamente convinti che insieme ce la faremo.  
  • Per superare i nostri problemi il mondo ha bisogno di più persone come voi, persone dedicate al servizio degli altri, convinte che insieme si può creare un cambiamento per il meglio.


Grazie per la vostra attenzione e grazie per il vostro servizio alla comunità.