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Il Console Generale K. Scott parla di Nuove Cittadinanze con Mona Eltahawy

Il Console Generale K. Scott parla di Nuove Cittadinanze

Il Console Generale Scott a Torino

Torino, 19 marzo, 2012

Discorso del Console Generale Kyle Scott e presentazione della relatrice Mona Eltahawy

Circolo dei Lettori, Torino

Buongiorno a tutti.

Desidero ringraziare l’Assessore alle Politiche per l’Integrazione Ilda Curti per avere voluto questo evento e per averci ospitato oggi in questa bellissima sede.  Rivolgo un cordiale saluto anche agli altri relatori e al pubblico che ha deciso di essere presente oggi.  E’ anche un grande piacere dare il benvenuto all’ospite americana, Mona Eltahawy, giornalista, blogger ed esperta del mondo arabo. 

Osservando il pubblico in sala e la molteplicità delle etnie che partecipano a questo incontro, sono lieto di sottolineare che con la loro presenza essi sono la diretta testimonianza del cambiamento in atto nella nostra società e – a mio avviso – anche dell’opportunità di sviluppo che la loro partecipazione rappresenta per la comunità torinese.  La nostra presenza qui oggi vuole essere un’occasione per portare il contributo dell’esperienza americana.

Il tema dell’immigrazione e dell’integrazione negli Stati Uniti e’ sempre stato un’istanza di primaria importanza per il nostro popolo.  Lo testimoniano molto bene le parole che il Presidente Obama ha pronunciato tempo fa all’American University di Washington “gli Stati Uniti sono ben coscienti che uomini e donne arrivati da altri paesi hanno contribuito a costruire e a difendere il nostro Paese.  Per noi, essere Americani oggi non e’ un fatto di nascita o di sangue, bensi’ un atto di fede: fedelta’ a valori condivisi che ci stanno molto a cuore.  Questo e’ cio’ che ci rende unici, che ci rende forti, e quindi consapevoli che chiunque puo’ contribuire a scrivere il prossimo capitolo della nostra storia, se decide di farlo proprio.”  

Negli Stati Uniti, la gestione dell’ immigrazione non ci e’ imposta solo da riflessioni politiche o economiche, bensì - prima di tutto - da un imperativo morale.  Sono molti gli esempi che ripropongono il concetto di “partecipazione”,  tanto caro alla societa’ americana.    Il nostro concetto di integrazione fa appello ai piu’ alti ideali delle persone;  quindi non alle loro paure, ma alle loro speranze, alla loro visione di un futuro migliore per i propri figli, valori che hanno sempre ispirato le migliori azioni del popolo americano.   “E pluribus unum” (da molti, uno) e’ infatti il motto iscritto nel sigillo della nostra nazione dai tempi dell’indipendenza. 

In  tutto questo processo di immigrazione e integrazione la stampa occupa ovviamente un ruolo molto importante.  Il settore dei media di comunita’ – che sono stati i primi a dare voce alle necessita’ delle masse di immigrati – e’ l’unico in espansione degli Stati Uniti.  Ci sono 60 milioni di persone che ogni giorno fruiscono di giornali, radio, TV, siti web “etnic”.  E’ un quarto della popolazione americana e per molti rappresenta la fonte principale di informazione.

Detto questo, e’ con grande piacere che vorrei introdurre brevemente una giornalista, blogger e un personaggio pubblico di fama internazionale.  Mona Eltahwy ama definirsi una orgogliosa musulmana liberale. Nel 2005 è stata nominata Leader Musulmana del Futuro dalla Società Americana per il Progresso Musulmano.  I suoi editoriali sono stati spesso pubblicati su organi di stampa internazionali, tra cui il Washington Post e l’International Herald Tribune, e spesso viene invitata come opinionista in trasmissioni televisive.  Le sono stati conferiti numerosi prestigiosi premi di giornalismo.  Ha partecipato a convegni e conferenze in varie parti del mondo, tra cui la prima edizione di TEDWomen, dove ha parlato delle “virtù della confusione” per sfatare gli stereotipi sulle donne musulmane e il suo ambito di specializzazione è proprio il ruolo crescente dei social media nel mondo Arabo. 

In nome degli Stati Uniti, it is truly my honor to welcome Mona Eltahawy to Torino.  Mona the floor is yours.